VIAGGI

Ben 7,3 miliardi di euro: questo il giro d’affari nel 2016 del mercato dei viaggi di lusso. Una cifra notevole con una crescita  del 7% rispetto al 2015.

Il dato, che fotografa il turismo dei Paperoni in tutto il mondo, è di particolare interesse per l’Italia, dove il cosiddetto Luxury travel rappresenta il 12,2% dei flussi.

Oltre 3mila euro per un’emozione unica

luxury travel

Una percentuale che raggiunge il 20% se si considerano solo i turisti stranieri.

Questi i dati di uno studio condotto da due ricercatrici dell’Università Bocconi e che sarà presentato il 4 aprile a #BIT2017, la borsa internazionale del turismo.

La soggettività connessa a questa visione del lusso pone nuove sfide agli operatori del settore.

Sfide legate all’esclusività e alla personalizzazione del servizio, ma soprattutto alla segmentazione del mercato e alla definizione di un bacino di domanda potenziale.

Essere quindi in grado di comprendere le motivazioni dei luxury traveler, non solo consentirà di offrire loro un prodotto/servizio sempre più customizzato (pertanto dal maggior valore aggiunto), ma di capire cosa muoverà tra qualche anno il mercato nel suo complesso e di predisporre un’offerta adeguata.

Per dare l’idea delle potenzialità del settore, basti pensare che le persone nel mondo che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari, escluso l’immobile di residenza, sono quasi 14 milioni. Invece i billionaire, ovvero chi supera il miliardo di dollari, sono 2.100.

I Super ricchi d’altra parte viaggiano tanto e non badano a spese.

Nel 2016 la spesa media è stata di 3265 euro per viaggio/persona.

Chi sono i viaggiatori luxury?

È l’effettivo comportamento di consumo, e non tanto criteri socio-demografici, a definire chi sono i luxury traveler.

Anche se è sempre più diffusa la pratica del Bluxury (viaggi business a cui viene aggiunta una componente luxury), si tratta in gran parte di turisti leisure (74%).

Cosi si definiscono i turisti interessati a tour, short break in destinazioni urbane, mare e crociere.

Essi provengono principalmente da Stati Uniti, Cina, Giappone, Canada e Australia (in Europa: Regno Unito, Francia e Germania).

Sono però i mercati emergenti a mostrare una crescita maggiore: Cina +12,2%, India +12,8%, Russia +9%, Paesi del Golfo +4,5%.

Ciò che li accomuna è la ricerca di esperienze, intese come accesso a qualcosa di unico, per pochi selezionati (“a money-can’t-buy experience”) e di innovativo.

Il tutto caratterizzato da alti livelli di qualità e personalizzazione, che suscitino emozioni e storie da condividere.

Si calcola che, a livello globale, le esperienze rappresentino il 55% della spesa per il segmento luxury (Lux Redux).

Queste sono connesse a enogastronomia, arte (intesa soprattutto come contemporanea), wellness-fitness e sport estremi, shopping.

Si può affermare che sia l’intero viaggio a farsi esperienza.

Si inizia con la digital experience in fase di prenotazione (internet risulta la prima fonte di informazione, nonché canale di prenotazione per i luxury traveler). Si prosegue poi col trasporto aereo e il soggiorno in hotel (sempre più immerso nel tessuto e nella cultura locali).

Infin,e il tutto si conclude col rientro a casa al termine del viaggio con la condivisione del proprio vissuto.

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